La camminata fino alla vetta, come pratica spirituale

La settimana scorsa mi capitò di leggere velocemente il titolo di un sito, che raccomandava le camminate in montagna come pratica spirituale. Non ci feci caso e non approfondii, ma qualcosa risuonò in me. Verso metà settimana chiesi al mio compagno, esperto di questa pratica, se avesse voglia di accompagnarmi e di scegliere un luogo…

La settimana scorsa mi capitò di leggere velocemente il titolo di un sito, che raccomandava le camminate in montagna come pratica spirituale. Non ci feci caso e non approfondii, ma qualcosa risuonò in me.

Verso metà settimana chiesi al mio compagno, esperto di questa pratica, se avesse voglia di accompagnarmi e di scegliere un luogo adatto, con una vetta da raggiungere.

Sabato raggiungemmo il Monte Telegrafo, al confine tra le province di Vicenza e Verona. La sua vetta raggiunge i 1.562 metri.

Sapevo che avremmo dovuto affrontare 650 metri di dislivello e che il percorso sarebbe stato circolare, ma non pensai affatto a queste cose, solo a raggiungere la vetta. Prima della partenza, infatti, ero molto eccitato, se n’è accorto anche il mio accompagnatore.

La salita è stata molto impegnativa; in passato questo tipo di escursioni mi innervosivano, perchè la mia mente pensava sempre alla fine, senza godersi il percorso. Stavolta ho vissuto pienamente l’esperienza, compresa la fatica, la sete e il desiderio di riposo. Ho osservato tutto questo per la maggior parte delle volte. Sentivo il mio cuore battere forte ed ero consapevole, quando c’era bisogno di una pausa.

Arrivare alla vetta, quando la vegetazione si diradò e davanti c’era solo l’ultima salita, è stato emozionante ed è giunto il momento di fare un parallelismo con la vita… la nostra vita.

Partiamo più o meno tutti dallo stesso punto. Siamo abituati, per educazione ricevuta, a etichettare tutto come positivo o negativo, facendo scattare dentro di noi le relative emozioni, positive o negative che siano. Siamo abituati a diventare quelle emozioni, invece di osservarle e prenderne il giusto distacco.

Soffriamo, nella vita, a causa di questo continuo etichettare e al fatto di vivere sempre in un momento diverso da quello che stiamo sperimentando. Ogni passo, è solo un passo, quello che verrà dopo, la mente non può saperlo. E, passo dopo passo, si affronta la nostra strada, in salita o in discesa che sia.

Quando impariamo a lasciare andare il giudizio su noi stessi, sulle esperienze e sulle persone, raggiungiamo la vetta, dove si respira aria di libertà.

Concludo raccontandoti che, in realtà, il dislivello complessivo è stato di 750 metri… gli altri 100 sono dovuti a un errore di percorso. Avevamo poca acqua e la stanchezza di quattro ore di cammino sulle spalle. Ho sentito dentro di me il desiderio di sfogarmi con il mio compagno, perchè non aveva tenuto d’occhio il percorso ma, appena osservai quest’impulso, decisi di non esternarlo, tenerlo in me, cullarlo e, in un tempo relativamente breve, è passato.

L’osservazione è la chiave della liberazione. In ogni istante, la scelta spetta a noi.

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