
Parlando di meditazione, mi capita nella quasi totalità dei casi, di sentirmi dire: “Ci ho provato, ma non ci sono riuscito”.
Facciamo un percorso logico, insieme! La meditazione raggruppa tutte quelle discipline in cui si sviluppano concentrazione e osservazione.
Fughiamo il dubbio, ad esempio, sulla “meditazione“ nel senso stretto del termine. Tu, in una posizione di simil loto, schiena dritta, testa tirata in su da un filo immaginario e mento leggermente abbassato. Imposti il timer del tuo telefonino, disattivi le notifiche e… si parte. Ipotizziamo che decidi di dare attenzione al tuo respiro. Dieci secondi e parte un pensiero a cui si attacca una serie di pensieri, ad esempio su quello che hai fatto prima, quello che farai dopo o qualche cruccio sul lavoro.
Ad un certo punto, te ne accorgi. Mi fermo qui, perché qui è tutto quello che c’è da sapere. Ciò che conta nella meditazione, infatti, non è la resistenza (peraltro, difficile e non può essere autoimposta), ma i punti in cui ti svegli e ritorni al tuo oggetto di meditazione, il respiro, appunto. Sono questi momenti che posano dei mattoncini indistruttibili nella tua consapevolezza.
Altro esempio: una sessione di yoga. Il maestro ti dice di stare nella posizione e percepire il respiro. Tu pensi alla lista della spesa… Il momento importante è quando ti rendi conto di questo e ritorni a dare attenzione alla posizione e alle sensazioni del corpo.
Quindi, il mio consiglio è di non attaccarti alla scusa del “non ce la faccio” ma, con tranquillità, umiltà e soprattutto pazienza, pratica anche poco, ma fallo. Questo servirà ad espandere la tua consapevolezza.
Invece di concludere che non sei in grado di fare qualcosa, rifletti sulle piccole cose che sei riuscito a fare provandoci, è un cambio di prospettiva non da poco, che ti aiuterà sicuramente.
Anche tu dicevi spesso “non ce la faccio”? Raccontami nei commenti.


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